Malattia Alzheimer - Blog - Il centro salute
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Malattia di Alzheimer

Malattia di Alzheimer

La demenza è una sindrome polimorfa caratterizzata da deficit plurimi delle abilità cognitive del soggetto tali da comprometterne l’autonomia della vita quotidiana e di interferire con le attività lavorative e la vita di relazione. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, rappresentandone il 50-60% di tutti i casi. Essa è caratterizzata da un deficit progressivo della memoria associata alla presenza di un altro disturbo cognitivo fra afasia (deterioramento del linguaggio), aprassia (difficoltà motorie), agnosia (difficoltà nel riconoscimento degli oggetti nonostante le capacità sensoriali siano intatte), o un disturbo delle funzioni esecutive. Tali deficit cognitivi devono essere sufficientemente severi da provocare un deterioramento delle performance occupazionali o sociali. Le caratteristiche istopatologiche della malattia di Alzheimer sono rappresentate da una diffusa perdita neuronale e sinaptica in determinate aree cortico-sottocorticali, dalla presenza di depositi extracellulari di proteina A-beta (placche senili) e dalla presenza di accumulo intracellulare di proteina tau iperfosforilata (grovigli neurofibrillari). L’accumulo delle placche senili e dei grovigli neurofibrillari al livello delle aree encefaliche è responsabile delle lesioni degenerative tipiche della malattia, che possono essere dimostrate con l’indagine autoptica, e che sono responsabili della sintomatologia clinica. La sintomatologia della malattia di Alzheimer viene classicamente distinta in tre fasi, anche se la variabilità nella comparsa dei sintomi è grande, e il riconoscimento delle diverse fasi non è sempre possibile. Il tipico segno è la perdita della memoria per i fatti recenti (memoria a breve termine).

Nella prima fase possiamo osservare un calo degli interessi, un’indifferenza verso i problemi familiari e lavorativi, alterazioni della memoria che vengono solitamente minimizzate e attribuite all’affaticamento e al carico di lavoro eccessivo. Spesso è presente, all’esordio, la consapevolezza del calo delle funzioni intellettive. Come conseguenza abbiamo la presenza di una relazione depressiva che può porre problemi di diagnosi differenziale tra depressione e deterioramento mentale. Nella fase successiva la diminuzione della memoria diventa più evidente, così come il cambiamento della personalità: l’attenzione, la capacità di critica e di giudizio, la partecipazione agli avvenimenti sono ridotte, con evidente scadimento del rendimento lavorativo e della partecipazione nell’ambito familiare. Il malato non mostra interessi, diventa apatico e ritirato, non curante della propria toilette quotidiana. I disturbi del linguaggio e delle funzioni simboliche diventano molto evidenti, con difficoltà a reperire le parole, a scrivere, ad eseguire calcoli e ad orientarsi. Nella terza fase si ha un peggioramento consistente: il paziente presenta gravi turbe mnesiche, anche della memoria a lungo termine; aumenta progressivamente la mancanza di cura dei propri affari, della propria famiglia, il soddisfacimento dei bisogni corporali avviene in modo inopportuno in sedi occasionali e inadeguate; il soggetto perde le capacità di riconoscimento degli oggetti e dei familiari; ci può essere la presenza di un affaccendamento inoperoso con apparente e impropria attività, oppure un comportamento apatico, indifferente ad ogni stimolo. La diagnosi è basata sulla storia clinica e sull’esame fisico, supportate da una valutazione neuropsicologica e dalla valutazione dell’autonomia del paziente nelle attività quotidiane e nelle attività sociali. E’ raccomandata l’esecuzione di indagini di laboratorio per l’identificazione di possibili cause reversibili di perdita di memoria: le sindromi cliniche che possono causare un declino cognitivo sono rappresentate dalle alterazioni metaboliche (ipernatriemia, ipoglicemia, ipercalcemia, uremia, ipotiroidismo, insufficienza epatica), dalle infezioni, dai deficit vitaminici (vitamina B12). Gli esami di imaging (TC, RMN) mostrano segni di atrofia cerebrale e permettono di escludere cause alternative di demenza. La SPECT e la PET sono capaci di dimostrare precocemente le aree della corteccia che risultano alterate, evidenziando la prima una riduzione della perfusione ematica cerebrale, e la seconda una diminuzione dell’attività metabolica, più evidente a livello temporo-parieto-occipitale.